Essere efficaci sul web non è un caso (un tentativo di analisi)

Posted on giugno 1, 2011

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Dando ormai per scontato che le conversazioni online sono capaci se non di generare, quanto meno di alterare il contesto reale, consigliandoci di votare o di acquistare o di pensare qualcosa o qualcuno, essere in grado di gestirle è la chiave per assumere una posizione dominante. Ci sono diversi modo per influenzare dinamiche che ai più sembrano casuali:

  • Attraverso l’azione dei Serch Engine Optimizer (SEO) che influenzano i risultati delle ricerche di Google, facendo salire o scendere nelle pagine di ricerca un determinato sito (proprio ieri durante una riunione mi sono trovato nelle condizioni di spiegare che i primi posti del motore di ricerca non sono riservati necessariamente ai “migliori” siti, ma spesso a quelli meglio “indicizzati”)
  • Attraverso l’intervento di esperti di social media che non sono i diciottenni che smanettano e hanno 2000 amici, ma sono quelli che riescono a dire o a fare l’azione giusta al momento giusto con lo strumento giusto.

Siamo ancora in una fase sperimentale, nel giro di pochi mesi vengono  pubblicati saggi che confutano altri saggi che confutano altri saggi. Usare Facebook e compagnia twittando per una campagna elettorale o per vendere un prodotto (la differenza potrebbe non essere percepita da tutti) o per organizzare un’azione politica per quanto possa sembrare un gioco da ragazzi, molto spesso non lo è. E’ una questione di economia in fondo: il massimo risultato con il minimo sforzo. Ecco perchè riuscire a costruire la rete dei contatti di un gruppo significa partire avvantaggiati rispetto agli altri che, nonostante spammino a tutto spiano, non riescono ad ottenere gli stessi risultati. Lo sanno bene coloro che stanno dietro le quinte delle campagne elettorali che alla politologia preferiscono la fisica applicata alle reti.

Ho fatto una prova di analisi della rete del gruppo Facebook degli ex-corsisti di Running (un gruppo piccolo, di poche centinaia di nodi): quello che ne viene fuori l’ho spiegato brevemente in questa presentazione

Aggiungo alle poche righe del documento, una considerazione: se si osserva bene la rete e se si conoscono le dinamiche, diviene chiaro che non necessariamente bisogna puntare al nodo più grosso perchè un messaggio abbia massima diffusione. Basterebbe trovare un nodo che sia in contatto con i nodi maggiori attraverso relazioni biunivoche.
Chi potrebbe essere?
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