Da Taranto a Roma con Di Vittorio

Posted on ottobre 19, 2010

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“Il lavoro è un bene comune” – con la delegazione tarantina alla manifestazione della Fiom

C’è Di Vittorio con noi nel pullman che ci porta a Roma alla manifestazione “Il lavoro è un bene comune” indetta dalla Fiom. La sua storia scorre attraverso le immagini della fiction Rai interpretata da Favino che scorrono sui teleschermi del pullman. Macinando kilometri, rivivendo la nascita della Cgil, diretti verso Roma a ribadire che non tutti sono d’accordo che il lavoro diventi la vittima sacrificale della crisi economica. Né il lavoro e né tantomeno i lavoratori. Soprattutto i lavoratori.

Partiamo da Taranto prima dell’alba, le luci dell’Eni e dell’Ilva brillano lugubri nel buio di questo sabato di manifestazione. Imbocchiamo la statale, poi verso Massafra e quindi sull’autostrada. Cinque sono i pullman che partono da Taranto, dieci da tutta la provincia. Operai, studenti, militanti, comitati di quartiere, operatori sociali, pensionati, migranti. Tutti diretti all’appuntamento a Roma: quando la Fiom chiama, non si può non rispondere.

La prima fermata è per il caffè, incrociamo due autobus di pellegrini con la foto della Madonna di Lourdes sul parabrezza. Sul nostro campeggia la scritta Fiom Pullman n. 4 e un pupazzo di Hello Kitty. Prima di salire i discorsi si fanno subito duri: i lavoratori somministrati Ilva, precari della metallurgia, si lamentano del fatto che non ottengono risposte né dall’azienda né dal sindacato. La questione è sempre la stessa: essere assunti, non essere assunti, rimanere precari o disoccupati. E poi c’è la questione ambientale, che emerge sempre e comunque ogni volta che si parla dell’Ilva. Nico chiude la discussione dicendo: «Non mi possono chiedere di barattare la città con un posto di lavoro».

 

La delegazione della Fiom di Taranto

A nord di Napoli, all’autogrill Casilina Est, dalle parti di Cassino, dove un cartello a limite del ridicolo annuncia che i reperti archeologici sono custoditi sotto il parcheggio, incrociamo i pullman dei lavoratori di Pomigliano, il simbolo della manifestazione, quelli che hanno dato inizio alla mobilitazione. Si scambiano saluti, abbracci, ci incontreremo a Roma in piazza San Giovanni, perché Puglia e Campania faranno due percorsi diversi.

Seduti a guardare il film del cafone di Cerignola, si sentono i commenti in tarantino contro padroni preti e fascisti. Siamo in mezzo a militanti di Rifondazione Comunista, operai dell’Ilva, delegati Fiom, i somministrati. Forse è il pullman più “rosso” partito dalla città dei due mari.

All’ingresso del Grande Raccordo Anulare incrociamo altri pullman diretti alla manifestazione. Sono tanti. Tantissimi. Chissà se seduto in mezzo agli operai della Toscana o della Basilicata c’è qualche agente segreto straniero, inviato apposta per provocare disordini.

Ma l’aria è festosa. Non abbiamo paura.

Roma: il parcheggio dell’Eur è già pieno. Un fiume di gente con la bandiera rossa si riversa verso la metro. Oggi si viaggia gratis. I lavoratori hanno già pagato. Al grido “Avanti popolo” entriamo nel vagone, destinazione Piramide.

All’appuntamento il corteo è già pronto, bisogna solo mettersi in coda e aspettare che inizi. Da un furgone esce musica pop, le bandiere rosse arrivano fino all’orizzonte. Un po’ ci si perde, c’è chi va a prendere un panino, chi un caffè. Appena il corteo inizia, ci mettiamo da parte, con tutto il gruppo dei lavoratori somministrati dell’Ilva in attesa che passi la delegazione tarantina.

Passano i toscani, i bolognesi. Sono tantissimi. “L’attacco al contratto non è una cosa nuova – alla Fiòm non servono le uova”, intona la delegazione di Parma, riferendosi alla contestazione delle uova lanciate contro la sede nazionale della Cisl. E a vedere in numeri e la partecipazione e la capacità di coinvolgere degli operai metalmeccanici, non ci sono dubbi. La Fiom (o la Fiòm come dicono gli operai) è l’avanguardia nel sindacato, riesce a mettere insieme di nuovo quei pezzi di società che dopo Genova avevano iniziato a prendere strade diverse. Centri sociali, studenti, media, movimenti. In marcia insieme per chiedere di mettere un freno alla crisi e smettere di macellare i diritti dei lavoratori per preservare il profitto dei padroni (ops! l’ho detto…)

Ivonne, operatrice sociale di un centro di seconda accoglienza per rifugiati di Grottaglie dice: «Questa è la manifestazione di tutte le categorie sociali che subiscono la crisi». Della stessa opinione è Ndoffen, di Radio Popolare Salento: «La manifestazione può avere due letture: la prima è la rottura con i sindacati di regime, citando quel concetto francese della “partecipazione responsabile”, ossia la complicità di Cisl e Uil nell’attacco ai diritti dei lavoratori; la seconda lettura riguarda il rafforzamento di alcuni principi che sembravano andati perduti, come il diritto del lavoro e al lavoro».

Ma al corteo ci sono anche le realtà dell’autorganizzazione, i centri sociali, il Cloro Rosso di Taranto e il Mercato Occupato e il Ferrhotel di Bari. Tommaso, del collettivo che supporta l’occupazione dell’ex scuola Socrate da parte di alcuni rifugiati eritrei dice: «Questa è la prima volta dopo tanto tempo che la Fiom dice fermamente no all’attacco contro i diritti. E’ un’iniziativa che permette di dare spazio a tutte le questioni (per questo vi invito a leggere il bellissimo speciale di Carta). Questo momento serve a unire le lotte, e solo la Fiom poteva farlo perchè impedisce che si trasformi in campagna elettorale».

All’altezza del Colosseo c’è il tempo di fare qualche scatto turistico, va bene lottare, ma alla bellezza non si può resistere. Come pare non si possa resistere a Riccardo Scamarcio. Al suo passaggio controsenso nel corteo, questo pare piegarsi nella direzione dell’attore pugliese. Sarà suggestione, oppure la mutazione barbarica è davvero arrivata alle strutture profonde.

Gli unici due segretari generali della Cgil di Taranto sono Rappa della Fiom e Massafra della Filctem. Per il primo la partecipazione è scontata e anticipa che Landini proporrà lo sciopero generale per il 27 novembre mentre per il secondo, la battaglia della Fiom è la battaglia di tutta la Cgil. Gli altri mancano, anche se nessuno sembra accorgersene.

Dal palco Cremaschi introduce Landini che stordisce la folla, parla forte, eppure dice cose che dovrebbero essere normali: la crisi non può pagarla solo chi lavora, che non si può delocalizzare proteggendo i profitti e che l’attacco al contratto nazionale non può essere giustificato da niente. E soprattutto che quello che è successo a Pomigliano e a Melfi non è nient’altro che uno scatto di dignità da parte dei lavoratori che vogliono lavorare e non vogliono solo prendere lo stipendio. Il segretario della Fiom lascia il palco con la promessa dello sciopero generale.  La piazza esulta, le bandiere sventolano ansiose. È tutto un unico grido: sciopero! sciopero! sciopero! Arriva Epifani per il suo ultimo comizio pubblico da segretario generale. Sul palco al suo fianco i protagonisti della giornata: Cremaschi e Landini. Un po’ defilate Vera Lamonica e Susanna Camusso. A poco a poco le persone vanno via, le parole di Epifani vengono accompagnate ancora dal grido “sciopero!”. Qualche fischio se lo prende: è colpevole secondo alcuni di non aver subito appoggiato la mobilitazione della Fiom.

Adesso bisogna tornare al pullman. Di Vittorio attende di raccontarci come va a finire la fiction. Ma nella metro, schiacciati come sardine, c’è ancora voglia di cantare: «Una mattina, mi sono svegliato…»